Ouroboros

La pittura di

Imma Fasano

Imma Fasano (Frattaminore 1968) opera entro un sentiero di matrice informale con visibilissimi influssi legati alle formule dell'Espressionismo astratto. Pollock e Burri sono i suoi riferimenti privilegiati. (Non parrà strano rintracciare, nelle sue opere, un legame con la materia che carica la pittura di violenza visionaria).
Di notevole interesse è il progetto che Fasano - seguendo un atteggiamento profondamente attento all'aggregazione di materiali diversi - stabilisce tra l'opera d'arte e lo spazio in cui l'opera, appunto, viene ubicata. Fasano difatti rende operativo un rapporto di compartecipazione tra l'opera e lo spazio circostante: e cioè, la sua pittura protrae il dialogo avviato sulla tela per riversarlo (e avvitarlo) sulla parete che lo supporta. Un dialogo attuabile, naturalmente, per mezzo di oggetti che superano i limiti della "cornice" per misurarsi con lo spazio dell'architettura, della vita.
Decisamente aperte al dialogo con lo spazio si presentano, tra l'altro, le sue sculture che richiamano alla memoria alcuni interventi suggeriti da artisti di area poverista (con forti inclinazioni, però, ad un maestro statunitense: Jasper Johns): comodini degli anni '40 disposti orizzontalmente entro i quali l'artista ripone gli oggetti utilizzati nel campo della pittura, dalle vernici ai tubetti di colore schiacciati, dai pennelli alle asticciole di legno.
Imma Fasano è, cos', un'artista decisa a portare avanti un ragionamento che satura i luoghi comuni del "già fatto" o della "novità", per sviluppare un programma teso ad affermare un cosmo in cui non ci sono più figure ma soltanto sincere, dense frustate cromatiche di provenienza gestuale.

Antonello Tolve, La forma e l'oltre, ed. Plectica

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