La fotografia di Caterina Gallo rappresenta un ulteriore ed energico esempio
della sperimentazione fotografica contemporanea.
Ulteriore perchè fa parte di quella palin-genesi, di quella
gemma di innovazione e trasformazione che vede, sull'onda dei circuiti eterofotografici,un notevole verzicare
di idee e strade che mirano a creare, raggruppare e offrire altre suggestioni squisitamente legate al medium
fotografico.
I suoi scatti dischiudono uno scenario riflessivo che riconquista e rimarca il gusto antropologico.
Caterina Gallo elogia il particolare: e zumando sulla realtà quotidiana con inquadrature alquanto precise e
ardite, recupera dal vivo le astrazioni necessarie per poter dialogare con un mondo dove non ci sono più figure
ma linee, segni d'un vissuto emozionale che si fa gusto amorfo, informalità.
Così, la superficie corporea (le mani, oggetto priviligiato del suo lavoro), diviene luogo teso a raccontare,
attraverso fenditure e pieghe naturali - proprie di mani conserte, spalancate, messe in posa - una temeraria
frontalità rispetto alle cose.
Frontalità che pare avanzare l'urgenza di evidenziare un pensiero teso ad annullare
ogni profondità attraverso indovinatissime ombreggiature e distensioni epidermiche che sottolineano il lato fugace
delle cose esprimendo e ricostruendo quei segni corporei legati alla continua trasformazione fisiologica,
all'incessante metamorfosi della vita umana.
Antonello Tolve, La forma e l'oltre, ed. Plectica